MOSTRA

LOUIS JAMMES

dal 30 novembre 2022 fino ad aprile 2023

LET US FLY

LA MOSTRA

«All’inizio degli anni ’80, cerco di far entrare la fotografia nel vero mondo dell’arte. Vado incontro agli artisti del mio pantheon personale, come in un percorso iniziatico. L’idea è quella di inventare una nuova scrittura pittorica.»
- Louis Jammes

Un’opera non del tutto nomade, non del tutto caotica, ma in qualche modo errante e sinuosa – eppure coerente –, che compie una vera e propria acrobazia tra pittura e fotografia, sforzandosi di conciliarle nel cuore di una luce che si afferma come protagonista assoluta dell’avventura.

Questa mostra è concepita come un viaggio iniziatico, che ripercorre le tracce delle sue origini: le sue mille e una vite da fotografo, le sue radici, le sue esperienze.

L'ARTISTA

LOUIS JAMMES

Louis Jammes è nato nel 1958 a Carcassonne. All'inizio degli anni '80, all'alba della sua carriera, immortala gli artisti del suo pantheon personale, coloro che hanno ispirato il suo percorso come i membri della Beat Generation, Andy Warhol, Lou Reed, e poi i suoi cari, la nascente figurazione libera e i contemporanei della sua generazione: Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Robert Combas e Julian Schnabel, in una scenografia da lui ideata che ne evoca l'opera.

Poco a poco Louis Jammes cerca di esplorare il mondo attraverso il suo obiettivo, per testimoniare il presente. Scende in strada e realizza i ritratti dei «Bag people» a Barbès nel 1987, persone anonime in posa davanti a uno sfondo dipinto, trasformate in eroi per il tempo di uno scatto fotografico. Parte poi per paesi teatro dei grandi eventi della storia contemporanea, sul campo dei grandi reporter, in città e nazioni segnate dalla sofferenza o dalla guerra.

ESTRATTI

Una vita caotica e nomade tra la tundra siberiana, la New York degli anni '80, la Parigi della Figuration Libre, Sarajevo in guerra, la Cecenia devastata, Chernobyl contaminata, l'Uganda e la sua foresta incantevole come un Eden, l'Aude come un verde paradiso.

Ho scoperto l'esistenza di Louis Jammes nel 1988, quando Yvon Lambert, all'improvviso, aveva esposto Rémy Blanchard (già dal 1982), poi Combas e in seguito Louis Jammes. Combas mi piaceva molto, meno gli altri pittori della « Figuration libre ». Louis Jammes, per me, faceva storia a sé. E, nettamente, lo preferivo. Faticavo a collocarlo in quella corrente, a preferirlo a personalità con cui era arduo fare paragoni. Lo amavo come si ama un UFO. A parte, sì, a parte.

Fotografo ma non come gli altri fotografi, pittore ma non come gli altri pittori. Unico nel suo genere. Singolare come solo i migliori sanno essere. Il migliore ma tutto solo, se mi è concesso dirlo.

Estratto dal testo di Michel Nuridsany

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